Il Diario di Tinton











{2007-06-01}   La Cantatrice Calva

Il Gruppo Teatro & Contorni di Genova presenta LA CANTATRICE CALVA al Teatro dell’Istituto Vittorino da Feltre il
29 maggio 2007 – ore 20.30. Sono andato con Grazia, ed ho conosciuto poi Fulvio, birra allo scaccia diavoli.

dal Programma

Eugène Ionesco Nato a Bucarest nel 1912 da padre romeno e madre francese, visse fino al 1940 a Bucarest. Si è addottorato in francese nell’Università di Bucarest. Si trasferì poi a Paris, dove aveva trascorso parte dell’infanzia. Divenne membro dell’Académie Française. E’ morto nel marzo 1994
Ionesco debuttò come commediografo con La cantatrice calva (La cantatrice chauve, 1950), commedia in un atto e 11 scene, definita dallo stesso autore «anticommedia». In un interno borghese tipicamente inglese, i coniugi Smith conversano, enunciando una serie di constatazioni banali come se ne incontrano nei manuali per l’apprendimento di una lingua straniera. Mary la cameriera torna dal cinema, e annuncia che alla porta ci sono i coniugi Martin. Questi entrano, si siedono, uno di fronte all’altro come se non si conoscessero e cominciano a dialogare: i due coniugi si accorgono di essere tali dopo che nelle loro battute si sono accumulate circostanze che lo provano. Improvvisamente entra un pompiere alla ricerca di un incendio da domare. Questo esce, i quattro personaggi imbastiscono una conversazione fitta di luoghi comuni. Il ritmo si fa più incalzante: i quattro urlano le loro battute con i pugni alzati, pronti a gettarsi gli uni contro gli altri. Le frasi finiscono per diventare suoni senza senso, assonanze, vocali e consonanti isolate. Le luci si spengono. Quando si riaccendono, la commedia ricomincia con i Martin che, seduti al posto degli Smith, dicono le loro battute iniziali. Lentamente il sipario si chiude. E’ una ‘anticommedia’ caratterizzata da un surrealismo soprattutto verbale: la sua comicità, fondata sull’assurdo e il non-senso, costituirà una costante del teatro di Ionesco.

le mie sensazioni

Ho subito riconosciuto una simiglianza tra il teatro dell’assurdo e l’imprò. Ce poco da dire, l’assurdo fa ridere, e nell’improvvisazione si gioca ben su quello. O forse devo dire, in certi match di improvvisazione. Comunque, per ora, più o meno in tutto quello che ho visto di improvvisato, viene sempre fuori, prima o poi, qualche elemento assurdo. E sta proprio nel come l’improvvisatore riesce a razionalizzare l’assurdo la differenza tra il teatro dell’assurdo e l’improvvisazione. Boh.

Comunque lodevole il monologo del pompiere che prende in giro tutte le storie che parlano del fratello del ragazzo che vende la frutta che ha eredito l’attività dalla nonna, la quale prima di morire è stata accudata dalla vicina di casa, maestrina dell’orchestra del paese accanto dove 5 anni prima hanno invitato il re d’Italia… Sarà andato avanti  così per 3-5 minuti senza fermarsi! Incredibile.

Attori giovani, alcuni più bravi di altri, e altra chicchetta della regista, l’anima di Ionesco fatta da un’attrice francese. Bellissima anche la pendola, e specialmente in costume della pendola/porta, fatto benissimo!

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