Il Diario di Tinton











{2007-06-01}   Qualcuno Arriverà

Dati

Titolo originale: Nokon kjem til å komme di Jon Fosse, versione italiana di Graziella Perin, regia Valerio Binasco.

Presentato il 31 maggio 2007 nella Piccola Corte, ore 20,30, ingresso libero.

Bravi, bella lettura, bella interpretazione. Il pezzo si svolge su un palco, prevalenetemente scarno: una panca, un tavolo, due sedie, una finestra, due bottiglie e un bicchiere. Solo tre i personaggi: Lui, Lei e l’uomo.

Interessante anche come è allestito il palco della Piccola Corte: un palco sul palco, ma la platea una gradina costruita sul retro del palco. Si crea così un teatrino, più piccolo ed accogliente dell’enorme Teatro della Corte con i seggiolini imbottiti.

La storia

L’autore norvegese esprime a ruota libera la solitudine del suo paese: una coppia arriva davanti ad una casa, finalmente, dopo tanto tempo e tanti sforzi, ora possono vivere felici da soli, proprio come volevano. Sono da soli, sì, ma le loro menti non li lasciano tranquilli: dapprima Lei si stressa con il fatto che il posto è troppo isolato, e che prima o poi arriverà qualcuno, forse un’altra lei, ma Lui cerca di tranquillizzarla. Poi, di fatto, arriva qualcuno, proprio mentre Lui fa il giro della casa per vedere da dove venivano i rumori. Ma non è una lei, è un lui, L’uomo. È un sempliciotto, un uomo che ha ereditato quella casa dalla nonna, e l’ha venduta alla coppia. Vuole venire a vedere chi l’ha comprata. Vuole socializzare. Vive lì vicino, e non vede molta gente. Vede una donna da sola, e cerca di conquistarla. È comprensibile il suo comportamento.

Ma la donna non si sente a suo agio. Lei vorrebbe che ci fosse lì anche Lui, il suo Lui, invece ci mette un po’ a riapparire. Quando riappare, non dice una parola. L’uomo si alza, li saluta e dice di tornare più tardi, per lasciargli il tempo di sistemarsi un po’ e se ne va.

Ma Lui non è contento dell’accaduto e fa il geloso. A un tratto vi è uno scambio di ruoli: la donna adesso cerca di tranquillizzare Lui, il quale gelosissimo, si frustra e soffre. Questa gelosia la si vedrà fino alla fine del pezzo.

Finalmente la coppia entra in casa. Non sono tranquilli: dovrebbero essere felicissimi, finalmente raggiungono un sogno, ma non lo sono. Poi L’uomo bussa alla porta. Non vogliono aprirgli, ma alla fine Lui decide che se non avessero aperto, quello avrebbe bussato tutta la vita. Solo che non si sente di vederlo, e manda lei ad aprire. Facendo così, si scava la fossa da solo.

Infatti, dopo l’incontro tra L’uomo e la donna (dove L’uomo lascia il suo numero di telefono, e la donna se lo prende e se lo nasconde premurosamente nel borsellino), lui diventa ancora più inferocito, geloso e sofferente. E forse anche con ragione, alla fine: Lei ha mostrato in due momenti che magari le avrebbe fatto piacere in un futuro la compagnia delL’uomo: la prima volta nel mettere via premurosamente il numero di telefono, la seconda nell’annuire con energia alla domanda “posso tornare” subito prima dell’ultimo congedo delL’uomo.

Rimane comunque ben chiaro che è stato l’improvviso cambio di stato d’animo di Lui a spaventare Lei, ed a farle pensare di potersi creare una nuova amicizia con il vicino. E che quindi la gelosia formatasi in lui alla fine è autoalimentata.

Le mie sensazioni

Lei e Lui sono bravissimi attori tradizionali. L’uomo è anche il regista. Sembra essere molto più spontaneo, molto più improvvisato. In varie situazioni da l’impressione di non essersi imparato la parte a memoria benissimo, bensì di essersi imparato il personaggio: in un primo momento mentre parla con Lei sulla panchina davanti a casa, Lei forse si sbaglia, e sta per entrare con la sua battuta, quando lui deve ancora finire. L’uomo le chiede se deve dire qualcosa, e, vedendo che lei dice di no, aggiunge che allora finisce lui. Ma, in realtà, non è che finisse un concetto: finiva semplicemente la battuta. Quindi, anche se di fatto non conosco il copione, ne deduco che quello fosse stato un piccolo incappellamento, che ha lasciato trasparire un po’ delle caratteristiche degli attori stessi (poi magari non è per niente vero!).

Molto bello come alla fine del pezzo, alle presentazioni, gli attori hanno fatto dei ferma-immagini dei sette atti, dando così l’opportunità al pubblico non solo di applaudire all’attore stesso, ma di esprimersi sulla performance di ciascun atto. Molto bello.

La colonna sonora del pezzo era molto ben scielta: Chick Corea Children’s song, probabilmente una delle prime. Non l’ho riconosciuta subito consciamente, ma mi è subito piaciuta. Pensavo di suonarla con il trombone. Poi ho chiesto, e mi hanno rivelato il nome del pezzo.

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