Il Diario di Tinton











{2007-08-26}   Carasco-Tornolo-Carasco

Il giro è cominciato sabato 25 agosto 2007 ed è terminato domenica 26 agosto. Partecipanti: Ciccio e Toni. Lunghezza giro 118km, 3 passi (Bocco, Centocroci, Biscia). Attrezzatura: tenda di Kai, 2 materassini, sacco a pelo di Kai e del Ciccio. Qualche felpa e roba da coprirsi, acqua e cibarie. Dimenticanze: asciugamani, costume da bagno, macchian fotografica e sapone biodegradabile.

Il giro è stato influenzato dalla festa di compleanno di Maia, la sera del 24 agosto, venerdì. Ovviamente non si è potuto andare a dormire troppo presto, e sabato si è partiti solamente a mezzogiorno e mezza. Ma comunque cielo coperto, quindi abbastanza fresco.

Siamo arrivati sul Passo del Bocco alle 16h e qualcosa. Salita tranquilla, senza necessità di pause e con ultimo pezzo relativamente poco ripido che da al ciclista l’opportunità di riprendersi ed arrivare su abbastanza riposato. Su c’è un laghetto artificiale fatto probabilmente negli anni ’70 per creare un luogo di vacanza. Hanno anche costruito un albergho, che però è in disuso. Il laghetto non ispira molta voglia di bagno, ma il ruscelletto che lo alimenta sì, e l’acqua è pure bella fresca! Ottimo per lavarsi dopo una bella salita. Un po’ scomoda la discesa di ghiaietta per arrivarci, specialemente con bicicletta carica e ruote da strada!

Dopo una merenda al laghetto caffè al rifugio. A Ciccio, il rifugio appena rifatto e riaperto sui 18 mesi fa, è piaciuto parecchio. La ci hanno indicato il percorso per Tornolo.

Siamo arrivati a Tornolo giusto alle 19:30, dopo aver preso il bivio (scorciatoia) di Via Cerri (salitozzo della madonna di 2km) e poi scesi di nuovo. Ci siamo fermati al supermercato per comprare cena. Tornolo è un paesino più elevato rispetto alla valle del Taro, dove poi abbiamo accampato. Di fatto, non c’era bisogno di salire fino a Tornolo per arrivare a dove abbiamo montato la tenda. Sarebbe stato sufficiente girare su per Via Pometo da Piane di Carniglia per arrivare al ponte sul Taro, dove c’è uno spiazzo ed un accampamento libero, con apertura sul Taro per poter fare il bagno, baretto, massaggi eccetera.

Dopo aver piazzato la tenda, io mi sono fatto un bagno per lavarmi, abbiamo mangiato e, giusto quando era l’ora di andare a dormire, siamo stati invitati dai nostri vicini per festeggiare il compleanno di Abel. Era una famigliola di equadoregni e ci hanno offerto del rummaccio, e una deliziosa torta fatta da loro. Tutto molto piacevole, ma ciò ha ritardato la nostra ritirata in tenda, e quindi la nostra ulteriore sveglia mattutina.

Infatti ci siamo svegliati alle 10 e dopo il pane e la colazione al Bar e Alimentari Scarsella, abbiamo proseguito con salita secca fino al Passo Cento Croci. Già una salita più impegnativa, ha richiesto varie pause, che però ho affrontato senza fermarmi del tutto, ma solamente scendendo dalla bici e spingendola per qualche centinaio di metri fino a riprendermi un po’, per poi risalire a pedalare di nuovo.

Arrivati sullo spiazzo poco prima del passo, ci siamo fermati per mangiare e parlare con un signore che diceva di aver fatto la SanRemo 300km, e fino a tre anni fa, di venire da Piacenza a Deiva in bicicletta (170km) dalle 4:30 del mattino fino alle 11:30. Costui ci ha parlato del Passo del Biscia come se fosse abbastanza tranquillo, anche se quelli dell’alimentari ci hanno detto che in effetti è abbastanza ripido.

Una volta arrivati a Varese Ligure, avremmo potuto scegliere se proseguire sulla Provinciale 523 verso San Pietro Vara e poi Castiglione Chiavarese, Sestri Levante, Chiavari, Carasco, o se invece prendere la via più diretta, passando da Comuneglia, Codivara, Passo del Biscia, Arzano, Ne, Graveglia Carasco.

Dapprima, pensavo che il tragitto del Passo del Biscia era più lungo, e più impegnativo, ma che il mio compagno lo volesse fare perché più bello. Quindi, sapendo che ci eravamo svegliati tardi, suggerivo di andare giù dritti: chi dorme non piglia pesci! Invece poi, vedendo che in effetti passare da Sestri L. significava allungare di parecchi km (anche se in pianura), e che da Varese L. la via per Carasco era passare dal Biscia, mi sono convinto che fosse una buona idea passare da lì. Basandomi anche sui racconti del signore di Piacenza.

E se il signore in effetti non fosse mai stato un ciclista? E se la sua ferita fosse fatta tutt’altro che per l’operazione causata dall’incidente che ha avuto in bici quando un Rumeno lo ha investito in una zona pedonale di Piacenza? E se quella signora non era altro che un assistente sociale che gli dava ragione? Beh, lo avremmo scoperto in breve!

E quindi, secondo il Signore di Piacenza, ci sarebbero stati 4km di salita ripida, 8km da Varese Ligure. Così, passato Varese Ligure, proseguendo verso il Passo del Biscia, abbiamo cominciato a contare 4km da quando è cominciata la salitona. Ma i 4km sono passati, del passo neanche una traccia. Mi fermo e chiedo un po’ e mi dicono che ci sono ancora tipo 6-7km prima di arrivare sù! Accipicchia!

La salita comincia molto ripida: non sono neanche riuscito a fare 1km che mi sono dovuto fermare ed ero sfasciato. Dopo 2-3 minuti giusto per riprendere fiato, ho cominciato a spingere la bicicletta per circa 1km che è tutta molto ripida. Poi di nuovo sono salito in bici e sempre nei tratti più difficili scendevo per spingerla, ma senza più fermarmi. La salita comunque caratterizzata da tafani e zanzare: uno sciame che ci inseguiva, e che mi incitava a muovermi in avanti! Arrivato sul passo per le 17:47, invece delle 16:30 previste.

Non ero contento: la salita, con tutte quelle sorprese, mi ha fatto perdere un po’ l’equilibrio mentale e la capacità di osservare. Poi arrivato in cima, non c’era acqua sorgiva, e non avevo bottiglie da poter usare per lavarmi un po’ il sudore di dosso e diminuire l’attrazione per le mosche ed i tafani. Poi il sole era cocente.

Comunque ero preoccupato per il mio compagno. Non poter comunicare con lui non è bello, perché se gli succede qualcosa, l’ultima cosa che vorrei fare é riscendere a vedere cosa è successo per poi dover risalire una seconda volta scoprendo che era tutto a posto. Il mio cellulare prendeva, ma il suo no. Ho chiesto ad un paio di passanti di dirgli di accenderlo, ma inutilmente, perché lui già ce lo aveva acceso!

Vabè. Discesa piacevole, ma abbastanza tirata per poter arrivare a Carasco alle 19:30. Visto due bellismi ponti altissimi dalle parti di Ne, con passaggio di fiume sotto tipo Canyon.

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