Il Diario di Tinton











{2013-03-25}   L’ultimo terrestre

Visto con Momo, suggerito da Mec.

L’introduzione mi è piaciuta da subito: il fatto dell’arrivo degli extraterrestri è stato inserito in modo molto realistico nella vita contemporanea italiana, come un fatto di cronaca come un altro, venendogli data una certa importanza, ma niente di sconvolgente. Il tipo alla radio che si preoccupa che gli alieni prenderanno il posto di lavoro ai giocatori di calcio mi ha fatto piegare e ancor di più il cronista che gli risponde in modo molto realistico.

Il protagonista è certamente una figura inquietante per me: il fatto che al primo scontro con la vicina non riesce neanche a guardarla negli occhi, che tiene sempre la testa bassa, che fa sempre quello che gli viene detto, che torna sulla scena del crimine per prendere il cellulare del suo amico morto solo perché glielo ha ordinato il suo collega e, soprattutto, che non fa niente mentre il suo (apparentemente unico) amico viene massacrato di botte dai suoi colleghi, sono tutti elementi caratteriali che rendono il personaggio non meritevole di un lieto fine. Mi passa la voglia, piano piano, di augurargli di mettersi insieme con la sua vicina.

Poi la figura femminile di aliena stona nel contesto molto realista della storia. Tutto sembra veramente reale, come se potesse accadere da un momento all’altro. Ma la figura di aliena, così simile alla figura umana è stata troppo difficile per me da accettare: tutte le volte che la guardavo, mi veniva in mente una donna con un costume, e non un’aliena.

Il finale rimane aperto, e non so se gli alieni, dopo essersi fatti un’idea di come sono negativi gli umani, hanno deciso di farli fuori, o se invece decidono di instaurare una convivenza.

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anche a me ha colpita tantissimo la scena del pestaggio, ma mi è sembrato che il protagonista non sia intervenuto non per viltà o altro ma perché proprio sopraffatto da un dolore troppo forte che lo immobilizza e non gli permette di reagire. inoltre dopo la rivelazione dell’omicidio della madre da parte del padre e si quel segreto che sicuramente alla fine del film la sensazione che ho avuto è che il protagonista fosse davvero l’unico essere umano rimasto, non perfetto ma davvero diverso dagli altri protagonisti (in particolare gli altri protagonisti maschili) per i quali credo che l’appellativo di “bestie” sia un’offesa nei confronti degli animali.



Toni says:

Sì, OK, sono daccordo. Era immobilizzato, l’ho notato anche io. E l’immobilizzazione la attribuivo ad una sua debolezza interiore dovuta a quello che è. Il risultato, comunque, è lo stesso una mancanza di aiutare o di proteggere il proprio migliore amico. Cioè, cavolo, quando vedo quella scena, penso: “Te la fai passare l’immobilizzazione in quel momento, se ci tieni davvero ad un amico, pur di non dover vivere con dei rimorsi per tutta la vita!”. D’altro canto capisco molto bene come la mente umana possa trovarsi in tale stato di stress (dovuto da esperienze passate) da non riuscire a salvarsi in una situazione simile…



questa scena è molto forte ed è interessante vedere come susciti reazioni diverse in persone diverse (io di solito con il mio chiaracentrismo dò per scontato che tutti la pensino sempre come me:P). mi viene in mente il titolo di un libro che dice”even a stone can be a teacher”, anche una scena di un film può essere un’occasione per scoprire qualcosa di noi.



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